Leonarda Cianciulli nel marzo1959 durante il colloquio conFilippo Saporito nel manicomio criminale di Aversa
« Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre»

Gli omicidi si svolgono dal 1938 al 1941 e nel 1941 si cominciano a diffondere le voci della scomparsa di tre donne. Tali pettegolezzi prendono corpo e non ricevendo più da tempo notizie della cognata scomparsa (la più nota delle tre, la Cacioppo, già famoso soprano d'opera) la signora Albertina Fanti denuncia ufficialmente le sparizioni al questore di Reggio Emilia, il quale incarica delle indagini il commissario Serrao. Subito i sospetti ricadono sulla Cianciulli, che aveva intrattenuto rapporti di amicizia con tutte e tre le donne. La Cianciulli respinge tali voci, minaccia di denunciare per ingiuria e assume toni di sfida nei confronti degli inquirenti così che viene arrestata. La Cianciulli aveva avuto la premura di scegliere tre donne sole, senza prossimi congiunti e con cospicui risparmi in denaro, ma nessuno poteva credere che la moglie di un funzionario, alta 1,50 e di 50 chili potesse macchiarsi di triplice omicidio. Il questore di Reggio Emilia seguendo le tracce di un Buono del Tesoro presentato al Banco di San Prospero dal parroco Adelmo Frattini, appartenente alla Cacioppo, convocò il prete che disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinarelli, amico della Cianciulli. Lo stesso Spinarelli dichiarò di averlo ricevuto dalla Cianciulli per il saldo di un debito.

S'inizia a sospettare il reato di associazione per delinquere per il coinvolgimento del prete, Spinabelli, la Cianciulli e il figlio Giuseppe Pansardi che più volte, sotto incarico della madre, aveva spedito delle lettere da Piacenza, spacciandosi per la vittima che assicurava la sua salute, e aveva fatto lavare degli abiti appartenuti alle vittime. Cadono però tali sospetti per l'estraneità dai fatti del prete e di Spinabelli e l'unica sospettata rimane la Cianciulli e il figlio che sconterà cinque anni di reclusione per poi essere rilasciato per insufficienza di prove (la madre si prodigò con tutte le sue forze per convincere i magistrati che era l'unica colpevole).

La Cianciulli davanti al commissario Serrao si dimostra molto reticente e rivela i particolari un po' alla volta: dirà prima di aver ucciso la Cacioppo d'accordo con Spinabelli, distrutto il cadavere tramite saponificazione e aver gettato i resti nel canale di Correggio, poi confesserà solo dopo lunghi interrogatori di aver ucciso anche le altre due vittime. Davanti all'agente di Polizia Valli, che le domandò che fine aveva fatto fare alle tre donne, lei rispose:

« Ebbene me le ho mangiate le mie amiche, se vuole essere mangiato anche lei, son pronta a divorarlo [...], le scomparse me le avevo mangiate una in arrosto, una a stufato, una bollita.»

e nelle sue memorie aggiunse un inquietante:

« Se sapeste cosa c'era di verità in queste parole...[7] »

Infine per i numerosi elementi che riconducevano alla Cianciulli, il rinomato contegno della Cacioppo (che invece la Cianciulli sosteneva fosse in cerca di un uomo) e i reperti d'ambiente (sangue e dentiera appartenenti alle vittime ritrovati nella casa della saponificatrice) si ritenne certo il reato della donna. La Cianciulli allora confessò d'aver ucciso le donne, distrutto i corpi facendoli bollire in un pentolone pieno di soda caustica portata a 300 gradi, creato saponette con l'allume di rocca e la pece greca, disperso i resti nel pozzo nero e conservato il sangue per farlo attecchire al forno e mischiato a latte e cioccolato per farci biscotti. Questi vennero dati da mangiare ai figli che credeva così di salvare da una morte misteriosa: la Cianciulli si identificava infatti nella dea Teti, perché come lei aveva voluto rendere i figli immortali bagnandoli nelle acque del fiume Stige, così anche la Cianciulli voleva salvare dalla morte i figli col sangue delle sue vittime[8]. La Cianciulli fu dichiarata colpevole quindi, di triplice omicidio, distruzione di cadavere tramite saponificazione e furto aggravato, con la pena di 15.000 lire, trenta anni di reclusione e tre da scontare prima in un ospedale psichiatrico.